Vivi uomo, indossa la tua maschera e vivi. O sopravvivi dovrei dire. Sopravvivi alla quotidianità, al lavoro, ai caffè, alla frenesia, ai colleghi, al capo, ai doveri, alla strada e alla solitudine tra la folla. Solo nella memoria e nei ricordi puoi trovare sollievo. Il tempo che hai vissuto non è perso, è tutto registrato, archiviato, custodito in te insieme a un luogo o un oggetto che utilizzerai, in quanto chiave, per rileggere la storia che hai scritto. Chiedi alla greca Mnemosine, lei conosce bene il potere della memoria, unico vero tesoro di ogni essere umano. Tesoro che non avrà  eredi, che si estinguerà, quando sarà il momento, insieme al legittimo proprietario.
Allora, uomo, tieni sul viso la maschera antigas per proteggerti dai fumi di un presente contaminato e percorri a ritroso i passi che ti hanno condotto fino ad oggi. Cerca e accogli tra le mani sporcate dall’esperienza l’oggetto che stimolerà i tuoi ricordi. Fermo e sicuro del tuo passato guarda indietro senza trascurare ciò che hai dinnanzi e siedi, poi, sul pavimento lercio della stanza fatiscente del tuo presente. Ricorda ad occhi aperti ma non togliere mai la maschera dall’elefantina proboscide senza la quale la tua esistenza verrà compromessa.

Raffaele Rossiello non è un fotografo di professione, almeno non ancora, si occupa d’altro nella vita. La fotografia, nel suo caso, è lo strumento attraverso il quale esprime con talento tutta la sua sensibilità e ironia. Denuncia una società sfatta e contaminata dove l’uomo, nella sua condizione di cittadino comune tra comuni cittadini con la sua solitudie e la sua memoria, è protagonista assoluto.
Spesso Raffaele invita, ricorrendo alla simbologia, alla protezione dello spirito da ciò che circonda e corrompe ed è seguendo questa filosofia che crea la serie di “IO SONO QUI” dove un ipotetico turista, come se ne vedono tanti nelle nostre città, si offre a una fotocamera e lascia che venga immortalato dinnanzi a monumenti simbolo del luogo che visita. Osserva tutto ma in fretta, percependo sommariamente la bellezza estetica del monumento ma trascurando l’effettivo contesto avendo, così, una visione distorta della realtà.
Lavora su “VIRTUAL INSANITY”, scatti di forte impatto emotivo ed estetico che raccontano il nudo, non quello perfetto della pubblicità ma quello sfatto, folle, lontano dagli attuali canoni di bellezza e dallo stereotipo.
Con “MNEMOSINE”, invece, Raffaele esalta il potere della memoria e dei ricordi, dote insostituibile nel quale l’uomo si rifugia per proteggersi da una realtà squallida e decadente.
La maschera antigas è una metafora alla quale attribuisce un duplice significato, il primo è quello di protezione dai miasmi del contemporaneo, il secondo, invece, è un richiamo estetico alla proboscide di un elefante e il pensiero della maestosa creatura rimanda necessariamente, nell’immaginario, alla memoria inossidabile che viene attribuita all’animale.

Le sue sono immagini drammatiche, che schiaffeggiano, dal messaggio mai celato ma piuttosto urlato e immediatamente riconoscibile.
Non è un fotografo di professione, dicevamo, ma probabilmente proprio per questo il suo lavoro è carico di passione trasparente, motivata e sincera.

Antonio Delluzio