Un taglio. E’ solo un taglio, non è importante. Il mio corpo sanguina ma non fa male. E’ un taglio che ha aperto un varco attraverso la mia pelle bianca, pulita, che mi custodisce ma che ora si tinge del rosso che rimarrà per sempre nella mia memoria. Non fa male e non fa paura. Sorrido perchè scopro che la mia pelle mi contiene. Sangue e muscoli, ossa e forse anche l’anima.
La mia pelle mi ama e io devo prendermi cura di lei. E’ lei che è tramite tra ciò che è dentro me e ciò che è al di fuori. E’ una barriera che respira, mi protegge e mi racconta.
Un ago e un filo, ecco quel che mi occorre. Solo ago e filo per prendermi cura della mia pelle. L’ago mi penetra e mi attraversa permettendo al filo di scorrermi dentro e unire di nuovo i lembi separati. Così per tutta la lunghezza della ferita ora non più ferita, rammendata, che diventerà memoria.
Non mi basta, non mi fermo, continuo a dialogare con la mia pelle. Le manifesto tutto il mio amore trapassandola ancora con ago e filo, ricamandola, abbellendola, raccontandomi. Mi prendo cura, io, della mia pelle.

ilariaIlaria Margutti, diplomata all’accademia di belle arti di Firenze, ha sostituito il pennello con un ago e i colori con il filo. Sono questi ora i suoi “attrezzi del mestiere”. Dipinge con ago e filo utilizzando una tecnica antichissima, quella del ricamo. Il suo però non è il ricamo del maestro artigiano: raffinato, perfetto, pulito, decorativo. Ilaria non ricama centrini o copritavola ma se stessa, in silenzio, ascoltandosi e raccontandosi. Un ricamo che, a tratti, può apparire frettoloso, incerto, ma che invece è attento, meticoloso, drammatico, voluto e studiato, mai eccessivo o ridondante. Le basta un piccolo errore per farle tirare il filo, disfare e ricominciare tutto da capo.
Tratta il supporto tela come fosse la sua pelle, se ne prende cura così come farebbe con la sua epidermide. Considera l’ago uno strumento di guarigione e di ricostruzione.
Si ritrae, dicevamo, e ritrae anche altre donne a lei care, che conosce bene. Corpi nudi su una striscia di tela grezza che ricorda una sindone e su quella il suo filo lascia un segno tangibile, tattile. La pelle, infatti, è l’organo responsabile di uno dei cinque sensi: il tatto. Ilaria, nelle sue opere, non trascura minimamente questa capacità sensoriale dell’essere umano. Il rilievo del filo ha il potere di attrarre e incuriosire il fruitore che, istintivamente, vorrebbe percorrere con i polpastrelli il segno lasciato dall’artista per sentirlo anche attraverso il tatto. In alcune opere, per rafforzare ed enfatizzare il legame col tatto, Ilaria ha inserito frasi a lei care utilizzando l’alfabeto Braille.
Le sue donne sono serene, non usano l’ago per ferirsi, come potrebbe sembrare dopo un’osservazione frettolosa, ma per curarsi, abbellirsi anche con l’applicazione di altri elementi ai quali potrebbero essere attribuiti arcaici poteri. Spilli, spine, oggetti metallici ma anche garze, semi e teste di papavero dal probabile potere tranquillizzante. Attraverso il rituale del ricamo l’artista dialoga ininterrottamente con se stessa e la sua anima.

Ilaria Margutti non è soltanto una pittrice, una ricamatrice ma la sua arte si espande anche verso altre forme d’espressione quali l’installazione e il video. Intensa e drammatica è la sua performance video dal titolo Predizioni, preso in prestito dall’omonimo romanzo di Peter Handke. In questa video-opera, l’artista, con un magistrale trucco cinematografico, ricama sulla propria pelle delle frasi apparentemente banali ma che altro non sono che una verità assoluta la quale, in maniera differente per sensibilità, capacità, forza, appartiene a ognuno di noi:
Le gambe correranno come gambe che fuggono
Le dita annoderanno come dita che sanno annodare
Le braccia solleveranno pesi come braccia che sollevano
Il sangue scorrerà caldo come sangue caldo
Il tonfo sordo della testa caduta, sarà come un tonfo sordo
Gli occhi si apriranno come occhi che si aprono
La pelle avrà la fragilità della pelle

L’arte di Ilaria Margutti non è un’arte facile, non è esplosiva nel colore, non è chiassosa o d’effetto. Non stupisce nemmeno. La sua è un’arte riflessiva, silenziosa, intima e familiare. La sua arte accarezza il pensiero, l’anima. L’arte di Ilaria è alternativa, moderna, inusuale e sensuale.

Antonio Delluzio