Quando l’opera d’arte è l’unica cosa che conta veramente ecco che sparisce anche l’artista che l’ha prodotta ed il pubblico che la guarda è fuori dal circuito dell’arte. Fuori dal mondo delle gallerie, dei musei, delle fondazioni. Delle biennali e triennali, delle fiere d’arte numerosissime in tutto il mondo. Il pubblico siamo tutti noi, affaccendati nel nostro vivere quotidiano, presi da mille responsabilità che scandiscono la nostra esistenza. A volte grigia, a volte multi color. Ed ecco che l’opera diventa un manifesto che comunica liberamente a chi è pronto a riconoscere un messaggio fuori dalle dinamiche pubblicitarie.
A Bologna dal 2010, anno del primo intervento del gruppo Nuova Galleria Inesistente, è possibile trovare per le strade dei manifesti artistici che sostituiscono o si mescolano a quelli pubblicitari. Come riconoscerli? Gli artisti che li hanno prodotti ci tengono a rimanere assolutamente anonimi. Si rifanno al pensiero dell’artista Vincent D’Arista  della Galleria Inesistente datata 1969  morto lo scorso novembre. Si trattava di un gruppo di artisti che cercavano di combattere la finta democrazia delle leggi di profitto e mercato. Furono moltissime le manifestazioni artistiche in quegli anni, dai manifesti agli happening anche se resta difficile tracciarne una mappatura proprio per la natura effimera degli stessi interventi. In comune alla Galleria Inesistente il nuovo gruppo bolognese ha sicuramente la volontà di dissentire e di comunicare in modo diretto un pensiero, un’idea. Ma la Nuova Galleria Inesistente non ha un manifesto di propositi. Non una linea politica unitaria dunque, non un pensiero da condividere eccetto un’unica regola. Non firmare i manifesti.
Chiunque può entrare a far parte di NGI, non si tratta di un vero e proprio gruppo. E’ forse un movimento? Ciò che importa è uscir fuori dalle dinamiche del mercato dell’arte e comunicare liberamente a tutti.

L’ultimo intervento ha visto protagonisti ben 43 manifesti affissi in città. Una vera e propria installazione. Sono manifesti che fanno il verso al tipico manifesto elettorale con personaggi che fissano l’obiettivo in una posa stereotipata.
I finti manifesti elettorali bolognesi hanno come protagonisti gente comune, non politici, con un messaggio per noi. “Noi possiamo parlarvi col cuore” “Noi sappiamo parlarvi col cuore” “Noi vogliamo parlarvi col cuore”. Un messaggio sicuramente auspicabile anche se riportato da NGI come un gioco, o forse una provocazione. Che noi saremo  in grado di cogliere solo se ancora capaci di stupirci e di innamorarci del fare artistico. L’ultima possibilità, forse, per una grande rivoluzione umana.

Monica Lisi