“Sono cresciuta ma i giochi non lo sanno. Non vogliono abbandonarmi, lasciarmi andare, farmi sentire grande, ma io, ormai, grande lo sono diventata“:  sono i pensieri intimi e introspettivi di una giovane donna che, attraverso la “voce” di Elisa Anfuso,  si interroga sulla dicotomia tra infanzia ed età adulta che, a un certo momento della vita, convivono in antagonismo in ognuno di noi.
Tutte le ragazze del sud possiedono un baule nel quale viene custodito il corredo che porteranno in dote il giorno del loro matrimonio e la giovane indossa una camicia da notte che, probabilmente, fa parte proprio di quel corredo. Bianca e finemente lavorata così com’è lavorata e altrettanto bianca la tovaglia che copre il tavolo a lei vicino. Un tavolo che diventa palcoscenico ideale e sul quale scorrono e si rincorrono desideri,  sogni e  ricordi soprattutto, della protagonista ritratta.
Giocattoli, dolci, disegni infantili incisi sulle pareti a ricordarle quello che è stato il suo universo fino ad allora ma che ora guarda con meno interesse, con distacco, cercando di allontanarsene relegandolo in angoli della memoria ma senza abbandonarlo totalmente. Ormai lei è cresciuta.
L’atmosfera è di innocente candore: la camicia, la tovaglia e la stanza tutta, dove, in un momento preciso del tempo e dello spazio, il passato dialoga col presente perché, in effetti, il passato è ancora presente ed è restio a rassegnarsi e voltarsi per sempre per cedere il posto a un presente diverso, in metamorfosi verso il futuro. La ragazza vive un silenzioso conflitto tra l’infanzia e l’età adulta, tra  “i sogni e la carne”.

    Elisa Anfuso, giovane e talentuosa artista catanese (classe 1982) lavora per grandi temi, con un copione –  non scritto -, una regia e una narrazione, proprio come nel caso della serie di dipinti intitolato “di sogni e di carne”.
Una tela dipinta è solo un quadro: tante tele, una accanto all’altra legate insieme da un immaginario filo rosso, sono un racconto. Ed è proprio questo l’obbiettivo di Elisa: raccontare. Lo fa sempre, in tutti i suoi lavori. Esecuzioni perfette, incantevoli, delicate atmosfere e, allo stesso tempo, sofisticati messaggi. Dipinti di un iperrealismo non freddo né stucchevole, non fotografico, non virtuosistico. Un’eccellente ritrattista, invita la sua modella ad entrare nel suo universo facendole sussurrare, in sua vece, le sue tematiche, i suoi conflitti, le sue domande. Autobiografico sì ma anche portavoce degli stessi enigmi che riguardano tutti.  Elisa, con grande modestia, desidera che il fruitore delle sue opere rilegga in forma riflessiva il suo lavoro, che lo faccia proprio, che ci si rispecchi.

Si dice che non si sogna a colori ma in bianco e nero ed Elisa Anfuso, per le sue opere, utilizza i toni dei sogni. Una tavolozza relativamente monocromatica, pacata dove solo al rosso, ma con moderazione, è concesso di sovrastare le altre tinte. E’ così che la marmellata di fragole macchia la tovaglia candida, che il giocattolo rimane immobile sul palmo della mano dell’incerta ragazza seduta sul tavolo attendendo che qualcuno dia un giro alla chiave di carica a molla che ha sulla schiena oppure, ancora, è lo stesso rosso che infuoca il petto del pettirosso.
Una ragazza, una stanza con le pareti bianche piene di graffiti infantili e, a volte, un pettirosso vicino a una gabbia vuota. La simbologia è la giusta chiave di lettura delle opere di Elisa Anfuso, quella delle favole o dei sogni . E’ la stanza che tiene prigioniera la ragazza ma le da’ anche un riparo, la protegge: è la sua mente, il cassetto dei suoi pensieri.
La gabbia degli uccelli è aperta per lasciare andare il pettirosso che però rimane all’interno delle quattro mura: non sembra voler effettivamente volare via.
La natura, l’aria aperta e lo spazio sono rappresentati solo dal disegno di una mano infantile sulle pareti della stanza senza finestre. Una bambina che, ormai adulta,  ha ora più che mai tanti dubbi. E’ disincantata. Una donna che non riesce a passare da una porta diventata troppo piccola per lei o che, proprio perchè  quella porta è così piccina, riesce a tenere fuori il “mago cattivo”.

Per Elisa Anfuso fare arte è un’esigenza primaria e soddisfa tale esigenza con grande intelligenza, sensibilità ed eleganza riuscendo a incantare, con le sue opere, un pubblico sempre più vasto.

Antonio Delluzio

sito internet: http://www.elisaanfuso.com/