Siedi e riposa, uomo di fatica. Accenditi un’altra sigaretta e fatti accarezzare la pelle del viso e delle mani, ormai più simile a corteccia millenaria, dal suo fumo vellutato il cui odore pungente penetra nelle vesti e nella pelle stessa marchiandola e caratterizzandola.
Tu che, battendolo, hai tratto vita dal ferro, domina ancora la fiamma così come Efesto in persona ti ha insegnato. Lascia fuggire via le scintille ribelli che, cercando la libertà, muoiono.
E voi bambini, sorridete a una vita che vi ha già mostrato quanto possa essere severa. I vostri occhi lo sanno.

La Turchia, in fondo, non è così lontana dall’Italia, almeno sulla carta geografica. Quello che pare distante da noi è, stando alle immagini che  Mete Özbek ci propone, la commovente realtà di un popolo che con la memoria ci riporta ai racconti dei nostri nonni. Racconti di un’Italia povera ante e dopoguerra (seconda guerra mondiale). Racconti di quando, da piccini, si giocava con null’altro che la fantasia e la voglia di provare a ridere della gioia di essere bambini.

La fotocamera di Mete Özbek cattura frammenti di vita che provengono da un mondo fatto da uomini le cui mani sono segnate dal lavoro duro: dalla terra, dal ferro, dalla materia di cui sono fatte le cose semplici. Ritratti di uomini sorpresi nei loro momenti di pausa, di riposo. Uomini che, pensosi, lasciano che il fumo della loro sigaretta, elemento ricorsivo nelle sue foto, li consoli dalla fatica quotidiana. Fotografa la vita, quella di gente comune. Sguardi bassi, pensosi, buoni, sereni. In fondo si legge dell’ottimismo, anche nelle situazioni più drammatiche.
Anziani artigiani dietro al banco da lavoro o circondati dagli oggetti della loro vita, dai ricordi più cari della propria storia. Uomini seduti intorno ai tavoli di bar fumosi intenti a discutere, giocare a carte concedendosi a momenti di condivisione di esperienze e di socializzazione.
Bambini dal viso nero per la fuliggine generata dal carbone che i loro genitori sono intenti a produrre. Ci giocano su quel carbone, su quei cumuli di terra sotto la quale il legno viene trasformato dal fuoco che, lento, brucia.
Bambine, già grandi per la loro età,  che si prendono maternamente cura dei fratellini più piccoli.

Mete Özbek predilige il bianco e nero per le sue fotografie mentre,  per i pochi fotogrammi a colori, con una saturazione moderata ne amplifica la drammaticità, il pathos.
La luce che illumina i soggetti è sempre quella naturale, non cerca mai di costruire una scena da immortalare. E’ un reporter e come tale è il caso, l’espressione di un volto o una situazione particolare che lo ispira.
Immagini fortemente contrastate dove il nero è ancora più nero e il bianco, di conseguenza, diventa più luminoso. Questo “gioco” fa sì che vengano ulteriormente accentuati i segni caratterizzanti di ogni personaggio ritratto: le rughe, in questo modo, diventano ancora più “rughe”. Il tutto in un equilibrio perfetto.

Le sue foto si fanno piacevolmente guardare: incuriosiscono, commuovono, ci si specchia, ci si immedesima.

Una curiosità: In Italia, per definire una persona che fuma tanto, si dice: “fuma come un turco”. La prima volta che ho visto le immagini di Özbek mi sono accorto che le foto con persone che fumano erano davvero tante e ho pensato che l’adagio ha sicuramente un fondo di verità.

Antonio Delluzio

Mete Özbek vive e lavora in Turchia, Ankara.
Sua pagina facebook https://www.facebook.com/metegurselozbek