Bellezza, fisico statuario, forza di carattere e il cuore di un cavaliere medievale gentile e combattivo. Cosenza l’ha vista nascere e crescere e Roma, invece, l’ha adottata insieme alla sua arte.
Disegna Adele Ceraudo, disegna tanto. Disegna sin da quando era bambina e per farlo, ancora oggi, utilizza lo stesso strumento di sempre. La penna biro. La Bic per la precisione. Una tecnica che lascia stupiti, meravigliati, incantati per quanto è insolita nel campo artistico. Dal segno più nero alla sfumatura più chiara fino al colpo di luce assoluto, tutto e solo grazie alla penna biro.
“Non sono una pittrice” ci dice. “Non mi interessa il colore eccetto quel poco che uso per i miei interventi”.
Con il tratto che lascia sul suo foglio di dimensioni relativamente ridotte ( di solito usa fogli di 33×48 cm), comunque, è capace di creare opere di forte intensità emotiva. Disegni che scavano nell’intimo, riflessivi, che raccontano uno stato d’animo. Vanno ben oltre la semplice riproduzione di una fotografia. La fotografia: tutto parte da questo.
Un’idea iniziale, un set fotografico e un fotografo professionista. Non lascia nulla al caso. Ha bisogno di lavorare con un’immagine accanto al foglio bianco sul quale, presto, un reticolo fittissimo di linee che si intersecheranno, che si sovrapporranno, che si ripeteranno all’infinito per creare volumi, ombre e luci, costruendo un’immagine unica e perfetta e, in ogni caso, diversa da quella della fotografia iniziale. Il suo tratto è forte e sicuro, inciso, marcato come lo sono i suoi personaggi. Non può permettersi di sbagliare perchè, si sà, la penna biro non permette ripensamenti.

Adele Ceraudo è forte nel fisico e nel carattere; allegra, solare, che mette a proprio agio. Se dovesse interpretare un personaggio sarebbe sicuramente un cavaliere, tenace, risoluto e armato di uno spadone a due mani che, da donna, userebbe per difendere altre donne. Lei però non deve recitare una parte e non ha bisogno di una spada per parlare alle donne, nucleo intorno al quale orbita il suo lavoro. Le basta la sua penna Bic, la sua arte e se stessa come modella.
Nei disegni, infatti, si riconosce sempre lo stesso viso, sempre la stessa donna, sempre lei, Adele, che si ripropone in ogni opera che crea. Lo fa non per soddisfazione narcisistica ma, come ci spiega, perchè solo ritraendo se stessa riesce a dare un anima alle sue opere. Potrebbe usare altre modelle, lo ha fatto, ma ai suoi occhi sarebbe un lavoro a metà. Non riuscirebbe a cogliere l’intima essenza della persona che ritrae. Usa se stessa anche perchè il suo fisico risponde perfettamente a ciò che le serve e, soprattutto, quando le serve.
Dopo che il suo disegno a penna è finito non è, però, terminata l’opera. Infatti, attraverso scansioni ad alta risoluzione procede con una ristampa dello stesso disegno su supporti altri, plexiglass, alliminio, pvc, vetro, ecc.. L’uno è una conseguenza dell’altro. A volte interviene ulteriormente col colore sul nuovo supporto e questa volta le dimensioni sono maggiori del disegno originale, ama le grandi superfici.

Attualmente sta preparando una serie di lavori, sempre protagonista assoluta la donna, ispirandosi a opere famose dei grandi del passato come Caravaggio, Hayez e Michelangelo. E’ così che ripropone “La deposizione”, “La Meditazione”, “Leda e il cigno”, tanto per citare alcuni lavori.

Adele Ceraudo crede tanto in quello che fa, con una sana ambizione ce la sta mettendo tutta. E, sia come donna che come artista, si muove molto nel sociale collaborando con  fondazioni il cui intento è quello di aiutare donne e bambini.
Adele è sicuramente una scommessa vincente.

Antonio Delluzio


Stefano Caldarella legge un testo di Antonio Delluzio ispirato dal disegno a penna Bic “La Meditazione (Ma) donna Italia nel 2011” di Adele Ceraudo. L’opera è stata realizzata per la Biennale di Venezia 2011, padiglione Calabria.