Fabio Sironi nel suo studio

Fabio Sironi, milanese convinto (classe 1956), non è solo un illustratore di grande esperienza ma anche un cronista. Nessuna videocamera o apparecchio fotografico, nessun registratore di suoni, nessun blocco note dove scrivere appunti ma solo una biro e fogli di carta, spesso  riciclata. Questi gli strumenti che utilizza per memorizzare, disegnandoli, momenti divertenti, particolari o che meritano una riflessione. Momenti che la sua Milano gli regala quotidianamente.
Non è, quindi, un cronista che scrive ma che disegna e disegna davvero tanto e, soprattutto, dove capita. In autobus, in pizzeria sulle tovagliette di carta che coprono i tavoli, sulle poltrone di un teatro mentre i musicisti fanno le loro prove. Documenta, Sironi, con spirito critico e con ironia. E’ un ottimo osservatore così come deve essere ogni bravo artista e, ancor più, ogni  bravo cronista. Un “cronista” nel regno dei cronisti. Da 25 anni (dal 1987) disegna per il Corriere della Sera illustrandone le pagine della cultura, della politica o della cronaca.

Il suo lavoro, però, non finisce nel momento in cui ha colto il “fatto” da immortalare ma prosegue nel suo studio dove, con l’uso di tecniche diverse, rifinisce o ricrea in toto l’illustrazione.

Altro Altrove è stato nello studio di Fabio Sironi che si racconta

Pennino e inchiostri, pennelli e acquerelli, colori acrilici e tutto ciò che lascia un segno sul supporto sono i suoi strumenti di lavoro. In molti casi anche il collage a completare l’illustrazione in una tecnica mista.
Le sue immagini, caratterizzate da un segno sicuro e una linea marcata che non ha ripensamenti, riescono sempre a cogliere i tratti salienti del personaggio o, comunque, della situazione che raccontano.

Disegni divertenti e satirici come quelli che illustrano i principi fondamentali della costituzione italiana dove l’Italia è rappresentata come una donna di azzurro vestita e con in capo una corona mentre i cittadini sono dei pulcinella, arlecchini e pinocchi.
Ironia e attualità in ogni suo intervento.  Un animale, ad esempio, per lui non è “solamente” un animale ma è un essere che, oltre all’aspetto, ha un carattere che può essere accomunato a quello dell’animale uomo in un’allegoria Orwelliana. E’ proprio seguendo questo concetto che, Sironi, ha preparato una serie di disegni su carta e dipinti in acrilico su tela dove, animali in metamorfosi antropomorfe, raccontano col loro aspetto un mondo a noi più vicino e familiare e, aggiungerei, chi vuole intendere intenda.  Esempi di opere tratte da quest’ultimo ciclo sono: “Qualcuno è più uguale”, dove un omone in giacca e cravatta rossa ha, però, la testa di un maiale. Oppure il “Signor Evaristo Rossi da Pieve Moscia, garante della commissione sulle dita nel naso” che è un uomo-elefante.

Reportage e  appunti di viaggio, dove per appunti, come abbiamo detto all’inizio, non si intende nulla di scritto ma molto di disegnato. Appunti come le illustrazioni ispirate da un viaggio fatto in Kenya fatto insieme a Padre Kizito Sesana e Amani con l’intento di  incontrare i bambini di strada nelle baraccopoli di Nairobi. Di queste illustrazioni sono stati realizzati dei calendari.
Altro reportage interessante è quello realizzato insieme alla grande firma del giornalismo italiano Ettore Mo in occasione del Giubileo del 2000 dal titolo “I sognatori della Pace” .

Ma poi anche una serie di acqueforti su San Francesco e tanto, tanto ancora.

Antonio Delluzio

 

 

Nei prossimi giorni Fabio Sironi sarà presente, dal 3 al 17 maggio presso la galleria Cappelletti – Via Brera, 4 –
con una mostra dal titolo “Il volto della classe digerente”