Scrivere di Giuseppe La Rosa non è cosa facile. Nei vari tentativi che ho fatto per convincerlo a raccontarsi mi ha sempre risposto con un rifiuto e non per snobismo. Ha giustificato il suo diniego all’intervista rispondendo in questo modo: “… considero ogni parola che possa scaturire da me un’appendice in più estranea e fuorviante…”. Aggiunge poi: “Penso inoltre che, di fronte all’osservazione e all’ammirazione di una possibile opera d’arte, ognuno di noi deve sentire la propria libertà individuale di vedere ciò che vede, e sentire ciò che sente, così come avviene quando osserviamo la bellezza di un fiore e lo splendore della natura. La Bellezza appare diversificata, ma non lo è! E’ Unica! Sta a noi poterla intercettare nei meandri delle svariate forme. Così è nell’arte e così è, in genere, nella vita. Credo non ci siano dogmi nell’arte! Spesso, è la nostra voglia di presunzione verso ciò che non può essere “afferrato”, a sovrapporsi allo splendere cristallino della Bellezza Realizzata, non solo immaginata“.

Sono bastate queste poche righe per convincermi che l’arte di Giuseppe La Rosa va ben oltre al concetto stesso di arte. Non regala nessun suggerimento al fruitore dell’opera, il quale, invece, deve lasciare che le sue emozioni, se emozioni riesce a dare l’opera stessa, possano scaturire nella maniera più naturale possibile e, soprattutto, che siano assolutamente personali e incontaminate.
Lontano da una mondanità superficiale e modaiola mette la sua sensibilità al servizio di una “natura madre” e un “universo padre”, da cui trae ispirazione. C’è da dire che il suo è un mondo idealizzato, perfetto, dove il “nero” e il “cattivo” non trova mai posto.  Si rifiuta di vedere il negativo, per lui non esiste o, quantomeno, volutamente lo costringe in antri più remoti e fuori dalla sua portata. Quella parte malvagia che presumibilmente è presente in questo nostro universo umano, ma non solo, è elisa dalla potenza assoluta di una natura benevola, placida e benigna.
Le opere di Giuseppe sono una rappresentazione reale e fedele della sua filosofia di vita, senza ipocrisie. Filosofia che fonda le sue origini anche sulle culture orientali, delle quali sarebbe necessaria una conoscenza più approfondita per poterle meglio descrivere. Lui è effettivamente ciò che dipinge, che racconta e che esprime anche con la musica e la poesia.

Inchiostri che aiutano a ricamare paesaggi silenziosi, intimi, che scavano. Matite che segnano volti in pace, in armonia con l’intero universo e che infondono, osservandoli, la medesima armonia. Divinità che nascono da una natura inalterata, culla d’amore. Acquerelli che inventano piante e fiori. Arbusti che s’innalzano verso il cielo intrecciandosi e fondendosi con lo stesso. Elementi puri ed essenziali come l’acqua, l’aria, la terra, il sole, la luna, rappresentati nel mezzo di un intricato reticolo di segni morbidi, continui, simbiotici, che ispirano serenità, che rilassano e traslano in un paradiso terrestre, personale.
Un filo d’erba, che per i più è solo un filo d’erba, è in realtà parte integrante e indispensabile per un perfetto equilibrio cosmico e del quale non si può fare a meno. Queste sono le opere pittoriche dell’artista siciliano.
Come si accennava non solo con la tecnica grafica si eprime Giuseppe ma anche con quella del suono e della musica, della poesia e della fotografia. Con quest’ultima tecnica realizza serie di scatti che, con immagini in trasparenza e sovrapposte, compone continuando il suo “canto” alla natura. La musica, invece, è eseguita in improvvisazione e come tale spontanea, della stessa spontaneità di un soffio di vento, di un cantare di cicale, di uno sgorgare d’acqua dalla fonte.  Il gruppo TATTVA del quale fa parte e per il quale scrive i testi condivide lo stesso “mondo”.
Tutto il creato, dal micro al macrocosmo, è tenuto insieme, nella maniera più naturale e spontanea possibile, da un legame invisibile e di assoluta resistenza e Giuseppe La Rosa ne fa parte a pieno titolo.


TATTVA Fractal Art
Consiglio di visitare il suo canale youtube dove frequentemente carica i suoi video musicali e di poesia.
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Antonio Delluzio