È un eccellente disegnatore Spanò. Il suo è un segno che ha carattere. Disegna il banale oggetto del quotidiano rendendolo inusuale e insolito assegnandogli un valore simbolico sul quale bisogna necessariamente soffermarsi per riflettere, chiedere.
Segno ma anche luce caratterizzano le sue tele. È una luce magica, mirata, non naturale, come quella di Caravaggio ma ancor più quella del fiammingo Rembrandt. Usa la luce dove serve per richiamare l’attenzione di chi guarda ma non trascura affatto le ombre, veri nascondigli di enigmi e curiosità. È proprio lì che bisogna “cercare” quando si ha davanti una sua opera.
L’ombra per lui è come una porta socchiusa e abilmente usata per solleticare la curiosità del fruitore, c’è sempre qualcosa da scoprire o qualcuno che si nasconde dietro essa.
I suoi personaggi sono rubati alle fiabe, al mondo di Alice (nel paese delle meraviglie), ai sogni, ai racconti e all’esperienza personale, soprattutto nelle opere del suo primo ventennio artistico. Figure fantastiche, oniriche, surreali e sensuali, elementi della natura e, spesso, di una natura mutante.

Il lavoro di Spanò ha visto diverse fasi di crescita e sperimentazione artistica e tecnica. Durante gli anni di studio protagonisti erano i contadini della sua terra dalle mani enormi dedite al lavoro e dai volti rugosi e segnati.
In seguito il suo disegno si fa raffinato e fondamentale, le forme sono costruite attraverso sapienti velature successive dando vita ai suoi “folli”, agli “uomini maghi”, ai “quarti di luna”, creature che si nascondono nell’ombra di una natura rigogliosa, nudi ammiccanti, sensuali, uomini che ti leggono il pensiero, che comunicano.
Oggi i suoi dipinti hanno subito una ulteriore evoluzione  pur mantenendo la tematica di sempre: natura, personaggi fantastici e antropomorfi, magici e surreali paesaggi. Ora l’uso del colore sulla tela si è ulteriormente elaborato. Il colore si fa puro e a zone di sottilissime velature unisce una materia posata usando il pennello come fosse un uncinetto da ricamo tipo quello che, abilmente, utilizzavano le nostre nonne.  Sottili fili di colore sovrapposti l’uno sull’altro intersecandosi, seguendo forme precise. Il colore così disposto, in alcune zone, fa si che il soggetto dia l’impressione di venire fuori dalla tela, quasi come accade con un bassorilievo. In alcuni punti tale spessore è anche dell’ordine di 2 – 3 cm. Una tecnica unica e mirabile.

Un sentito ringraziamento a Stefano Caldarella che legge “Realtà di un sogno” un’opera di Luigi Spanò.

Luigi Spanò, calabrese di origini, è titolare della cattedra di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, città che ha adottato sia l’uomo e la sua arte. Sito internet: www.luigispano.it

Testo del racconto

 Meraviglia e stupore per la miracolosa pescata. Questa volta non è come tutte le altre volte. I pesci sono tanti e sono grossi e l’uomo dai baffetti a punta, dalle sopracciglia alzate, dagli occhi strabuzzanti e dalla fronte corrugata descrive con la sua espressione l’insolita abbondanza.

Le sue mani tengono stretta la coda di due delle tante prede ma una, forse, non è affatto un pesce. Che sia questo il motivo dello stupore dell’uomo? Non è quindi la generosa pescata che lo ha meravigliato così tanto? La mano sinistra, nel tentativo di tirare fuori dal mucchio il pesce, fa scorgere che la creatura marina non è così come ci si dovrebbe aspettare di vedere. Affatto. Due natiche, probabilmente femminili, si distinguono all’estremità opposta della coda. Il corpo della creatura pare continuare, questa volta nascosto sotto gli altri suoi “simili”, con un busto umano. Nessuna squama nella sua parte antropomorfa. Una sirena? Forse! Comunque, è stata una pescata miracolosa. Tutto questo però potrebbe essere solo un sogno. È “Realtà di un sogno” una tela ad olio del 1998.

 

 Antonio Delluzio

Alcune opere dei Luigi Spanò