In videochiamata via Skype Antonio Caramia, autore delle isole della “tregua”, racconta ad Altro Altrove il suo occhio sull’arte e la contemporaneità.

Riccardo Melotti dedica alle opere di Caramia poesie ispirate dai suoi dipinti

Le isole della tregua di Antono Caramia
Questi arrocchi immaginari che sorgono dal grembo
Di giganti ulivi. Queste bianche dimore strette
Nel timido affacciare all’obliqua di luce
Tramontale. Queste pareti..questi volti che sorridono
A un terso raggiare..che si mostrano
Come guance garbate di paradisi.
Antonio Caramia dipinge un intimo abbraccio..
Muta l’argento lunare in un tiepido fascio solare
Che avvolge..che carezza membra fra ruvide..
Antiche braccia. Dalla radice sbocciano questi corpi che
S’alzano nel cuore dell’albero vitale e pulsano
Cigliando l’ombra intorno d’un mare fermo..abitato
Da ignote presenze allo scogliare.
Sono isole sogniche..dalle cortecce sbucciate e scolpite..
Un soffice risveglio dove il tempo perde ogni secolare.
Antonio Caramia traghetta al silenzio che ha
Voce..che ha sussurro vittorioso su ogni lamento.
Il suo paese è contatto..è tregua.
Ed è in quella notte che non timora la nostra fuga.
E’ il nostro spondare con remi invisibili di speranze
Alla quieta ora.
Un tetto di foglie per sopire e risorgere tra meraviglie.
Riccardo Melotti 29/10/2009