La creatura era gigantesca e spaventosa su quella spiaggia deserta. Il vento soffiava forte e trasportava velocemente, facendole schiantare contro l’enorme esoscheletro e la mia faccia, minuscole particelle di acqua marina rubate alle creste delle onde.
Color avorio le ossa e una grande vela, chiara anche lei, sul dorso spinoso.
Almeno una dozzina di paia le sue zampe e i passi, inquietanti, ben coordinati tra loro.
Nonostante la mostruosità dell’essere i movimenti eleganti, dopo averla osservata meglio, mi fecero ricredere sulla sua pericolosità. Sembrava leggera. Era uno spettacolo guardarla camminare e quella vela sul dorso si muoveva in armonia con le zampe.

Non era un essere vivente né, tantomeno, una creatura di origine preistorica. Era una scultura cinetica dell’artista olandese Theo Jansen.

teoSono straordinarie le opere di questo artista, molto vicine a vere e proprie applicazioni ingegneristiche. Sono opere in movimento o cinetiche.
E’ il vento che ne provoca la spinta.
Per le sue creature utilizza diversi materiali poveri: sottili tubi in pvc, nastro adesivo, legno e bottiglie di plastica il cui scopo è quello di immagazzinare aria che verrà poi emessa contro le vele in assenza di vento garantendone il movimento autonomamente.
L’aspetto di tali sculture ricorda giganteschi insetti, animali alieni ma, se vogliamo, anche crostacei dei nostri fondali marini. Sono affascinanti e vederle muovere ti fa tornare indietro nel tempo, a quando si era bambini e si giocava con i Lego o i Meccano ma, questi, non sono affatto dei giochi ma vere e proprie opere d’arte.

Antonio Delluzio