“Le mie passioni sono due: la musica e la pittura. Non ho mai studiato musica e sono stonata. Mi esprimo quindi con la pittura ritraendo con la grafite musicisti che toccano la mia anima”. Questa è la risposta di Paola Rizzo alla domanda: “come mai i tuoi ritratti ruotano tutti intorno a cantanti e musicisti?”. Ed è per questo motivo che ha battezzato la serie di lavori  “Grafite è Musica“.
Tutto nasce da una foto che Paola scatta personalmente, salendo dietro le quinte del palcoscenico su cui l’artista si esibisce, oppure in studio, scegliendo l’angolazione o la luce più appropriata per la sua immagine di riferimento. Solo dopo aver selezionato lo scatto si mette a lavoro cercando, come lei stessa afferma, di cogliere l’anima del personaggio. Una riproduzione quasi fedele all’immagine  sulla foto, che  lascia stupiti per il realismo. Ogni ruga, ogni poro della pelle, espressione, ogni contrazione muscolare: tutto appartiene alla persona ritratta.
E’ così che la matita di Paola Rizzo omaggia la sua “Musica”. La musica di Caparezza, di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, di Marco Ancona, di Einaudi e tanti altri protagonisti del panorama musicale.
Ovviamente non disdegna ritrarre anche persone comuni, se glielo chiedono.

Ritratti e ulivi.
Gli ulivi: come tutti  i salentini ha un legame viscerale con queste piante le cui fronde hanno sentito il vento di centinaia di anni attraverasarle. Si rispecchia in loro cercando un’armonia reciproca.  Questa volta, però, non più la grafite ma classica pittura a olio.
Spesso i suoi ulivi sono figli unici di una tela senza sfondo nè paesaggio. “Perchè sono soli”  dice “come solo, in fondo, è l’essere umano”. Alcuni dei suoi ulivi assumono sembianze antropomorfe per ricordarne ancora più l’ideale similitudine con l’essere umano.

Musica e ulivi nello studio di Paola Rizzo, una stanza con una grande vetrata che si affaccia sulla strada di Noha,  un paesino di poco più di 3500 abitanti a sud della provincia di Lecce.

Antonio Delluzio