Mi piacciono i colori che la tavolozza di Leonardo Leone sprigiona per darci un senso delle cose e degli eventi della vita; mi piacciono anche gli accostamenti, diversi e sottili, che il giovane artista tarantino (per la precisione della messapica Manduria) ricerca per offrirci uno spaccato della vita contemporanea attraverso il pensiero che diviene colore e il colore che diviene parola.
Questa monografia, molto simile ad uno studio di ricerca, si sviluppa nei meandri della vita contemporanea, quasi a voler compiere un viaggio attraverso l’incanto della natura e la ricerca della bellezza; l’incanto della natura è rappresentato dall’albero, mentre la ricerca della bellezza dalla perfezione della sfera.
Sembra quasi volersi inoltrare nel mondo esoterico dove, sia l’uno che l’altro oggetto (che oggetti non sono) si identificano con la ricerca della perfezione interiore. Si accompagnano i due protagonisti e si imitano per poter superare le difficoltà del tempo contemporaneo, per potersi temprare e vivere adeguatamente il passare stesso del tempo, che mai trascorre invano e sembra quasi sfuggire all’uomo.
Ecco allora che l’albero, immagine flessibile e sinuosa, tendente sempre ad elevarsi, rispecchia appieno il concetto della perfezione moderna che vede nelle radici l’analisi, nel tronco la scienza, nei rami e nelle foglie la ricerca, nel frutto l’elaborato finale, sempre innovativo, della tecnologia. Quell’albero, perfetto in natura, ci pone dinanzi un esempio della perfezione divina che l’uomo è chiamato a ricercare; ecco allora che l’uomo deve percorrere lunghi e incerti sentieri affinché possa arrotondarsi al punto tale da divenire una sfera levigata, e la sfera, si sa, è dinamicamente in moto continuo uniforme fino a quando una forza esteriore non l’arresta e la pone nello stato di quiete.
Si trovano, in Leonardo Leone, tutti i suggerimenti artistici del divenire uomo, e uomo lo si diventa solo osservando e imitando la natura, da sempre depositaria di ogni segreto e di ogni spiegazione. L’albero trae dall’aria il suo adeguamento alla realtà; l’uomo trae dall’esempio e dalla volontà il suo rafforzamento nella vita e per la vita futura, quella eterna, almeno continua per gli altri.
Osservare i dipinti di Leonardo Leone significa entrare in questo mondo interiore dell’artista e sentirsi attratto da una serie di immagini che si muovono per consegnare all’uomo il messaggio artistico contemporaneo; in esso si scorge, appunto, la bellezza delle linee che danno vita ai due protagonisti, pur nelle condizioni diverse, e rispettano la luce che conferisce ai colori quel respiro interiore delle cose e quel significato profondo dell’agire contemporaneo, quasi a voler ricongiungere l’arte alla narrativa, la filosofia al pensare naturale, l’uomo alla forza necessaria oggi per vivere.
Nelle sue opere appare evidente la gestazione, quasi un cullare a distanza, e poi l’abbraccio che diviene custodia e quindi il riposo e la veglia continua di mamma albero.
Austero, l’albero continua la sua opera pedagogica tra le difficoltà e i pericoli che la natura può produrre attraverso l’acqua, l’aria, il fuoco, ma anche attraverso alcuni animali, in particolare il serpente come nella iconografia cristiana.
Ecco che il cammino artistico di Leonardo Leone arriva a determinare anche il distacco che appare sereno, pur segnato dal tempo, fino a quando la stessa mamma albero è costretta a fermarsi per trasferire la vita ad altri, forse per rinascere a nuova vita: il progetto sfera è stato portato a termine.

Angelo Scialpi
scrittore e critico d’arte